chi vuol esser lieto sia

un incipit letterario a corredare una personale riflessione su una giornata di lavoro che inizia nel modo sbagliato .
Accede all’ambulatorio, prima visita della giornata, una giovane (nel senso che è più giovane di me ) paziente che nel 2005 è stata operata di mastectomia radicale per cancro della mammella ; viene a visita senza documentazione , in archivio è presente un esame (2006 – negativo), all’esame odierno sospetto elevato di localizzazione metastatica al fegato.
E’ il mio lavoro, so che può accadere, eppure ogni volta è una sofferenza (assolutamente non paragonabile a quella della paziente che vede emessa la sentenza); cercare comunque di comunicare un barlume di speranza in equilibrio, precario, tra il sospetto di malattia che avanza e qualcos’altro non letale (remota ipotesi) che può essersi manifestato nel frattempo è un obiettivo probabilmente irraggiungibile, di sicuro non posso darmi il voto da solo . . . 
Mi riesce, superando la barriera di una serie di segreterie telefoniche, di comunicare direttamente con il curante per comunicargli la ragionevole sicurezza che la malattia tumorale è in progressione e che bisognerà effettuare approfondimenti diagnostici e nel mentre visito e mando via pazienti con sentenza assolutoria .
CONCLUSIONI DIAGNOSTICHE : del doman non v’è certezza . . .

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