i prezzi salgono

lessi, tempo addietro, un’interessante riflessione sui costi della sanità percepiti dagli utenti sul blog di un collega.
Oggi, invece, leggo un articolo su un quotidiano nazionale sugli aumenti indiscriminati dei generi alimentari.
Qualche tempo fa ero in giro con una mia amica che volle fermarsi a pranzo, a mangiare un’insalata; spesa (tra acqua, insalata e caffè) intorno ai 10 euro; notai peraltro che il locale (non un ristorante, un bar che fa ristorazione veloce) era strapieno.
Un rapido calcolo di quanto un lavoratore che resta a pranzo fuori può risparmiare organizzandosi il pasto a casa, al mattino, mi ha portato ad una cifra prossima ai 2mila euro!
Ho l’impressione che oggi portarsi una minestra o la frutta o l’insalata da casa e mangiare in ufficio, risparmiando il salasso dell’insalata da 7 euro e la bottiglia d’acqua minerale da (almeno) 2 euro, ti identifica un pò come uno sfigato che non può permettersi di andare a mangiar fuori.
Di fatto tanti – non tutti, ci sono di sicuro persone che veramente faticano ad arrivare alla fine del mese anche stando molto attenti ad evitare le spese voluttuarie – considerano oramai irrinunciabili spese che apparentemente sono minime ma che poi a fine anno impattano significativamente sul reddito a fronte invece di spese – quali quelle per prestazioni sanitarie – che si tende a pensare debbano esser sempre gratuite per tutte.
Un pensiero in libertà, che non vuol portare da nessuna parte 🙂

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