più fiducia nel ‘dottore’

Nonostante l’attenzione da parte dei media e, di conseguenza, dell’opinione pubblica, le cure alternative restano sempre una minoranza, destinata a restare tale. Le usano il 23,4% degli italiani, percentuale leggermente inferiore a quella rilevata del 2001. Nell’ambito delle attività del Forum per la ricerca biomedica il CENSIS ha realizzato il Monitor Biomedico, indagine su un campione di mille cittadini di età superiore ai 18 anni. Lo studio fotografa il rapporto degli italiani con la salute, la sanità il farmaco.
Tra le novità, oltre alla mancata crescita delle cure alternative, il ritorno del medico di famiglia come figura di riferimento per la salute. Il «caro dottore» ha riacquistato il pieno riconoscimento da parte dei pazienti. Il 66% degli intervistati affermano che la fonte principale di informazione è proprio il medico di famiglia. Percentuale nettamente superiore a quella rilevata nel 1998: più 12,9%. Riscuote maggiore successo anche il farmacista che guadagna il 9,1% dei favori. Secondo il Censis le cure non convenzionali restano «appannaggio di robuste minoranze ma non sembrano in grado di sfondare su numeri più grandi». Nell’ultimo anno il 13,9% degli italiani ha utilizzato l’omeopatia (era 13,7% nel 2001). Aumentano dell’1,9% coloro che si affidano a tecniche di manipolazione e massaggio, mentre la vera sorpresa è la fuga dalla medicina cinese, praticata da meno dell’1% del campione. Sette anni fa i cittadini che sceglievano questi rimedi erano il doppio. Forse il fenomeno è da attribuire alla diffidenza più generale della popolazione nei confronti del made in China, dopo i noti scandali su prodotti adulterati o risultati tossici. Lieve crescita della fitoterapia (4,1% la usano, l’1% in più). La pranoterapia viene praticata dall’1,4% degli italiani, il reiki resta confinato ad una piccola minoranza, 0,2%. Le cure alternative godono maggior favore tra le donne (26%), laureati (oltre il 36%) e residenti al centro (25%). Secondo il 30,5% degli intervistati sono rimedi naturali e innocui, ma a pensarla così sono lo 0,3% in meno rispetto all’ultima rilevazione. Aumentano in compenso gli italiani convinti che questi prodotti siano inutili e qualche volta dannosi: 15,2%, il 1,5% rispetto al 2002. E sono sempre di più quelli che li considerano espressione di concezioni diverse della medicina o utili solo per piccoli disturbi.
MEDICO – Il ritorno del medico nella considerazione dei cittadini viene dimostrato in particolare dai dati che riguardano le principali fonti di informazione in materia sanitaria. Il confronto è tra 1987, 1998 e 2008. Oggi al primo posto c’è appunto il medico di famiglia (66,3%). Seguito da familiari o amici (20,4%), rubriche televisive 16,5%, farmacista 15,6%, riviste specializzate 13,8%, quotidiani con inserti di salute 9,3% e internet, 8,7% che sta rapidamente acquistando spazio. Crollano invece rispetto a 10 anni fa rubriche televisive (-11,3%), pubblicazioni specializzate (circa 3%) e quotidiani (7,7%).

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