comunicazione della diagnosi

arrivo a lavorare e riconosco una delle pazienti che attende in sala (volto conosciuto, non mi viene in mente il nome, ho memoria che è una tumorale che torna a controllo periodico).
Quando arriva il suo turno ci salutiamo e, andando via, mi dice che è contenta di avermi ritrovato perchè omissis ….
Ovviamente mi fa molto piacere ed al tempo stesso sono perplesso perchè, riassumendole le conclusioni, noto che resta interdetta riguardo ad un reperto già visto e rivisto come se per la prima volta le si comunicasse questo dettaglio.
Siccome l’ho vista io in passato, varie volte mi sorprende di dover rispiegare – come se non fosse mai stato comunicato – un particolare diagnostico (NdS i pazienti oncologici sono estremamente attenti a tutti i dettagli, particolarmente provati dalla sfida che gli si presenta quotidianamente).
Della serie non basta comunicare e spiegare, bisogna esser pronti a farlo di nuovo come se in passato nessuno avesse mai fatto il lavoro di comunicare, spiegare, tranquillizzare ….

7 commenti su “comunicazione della diagnosi

  1. mi sfiora un pò meno perchè tra il mio (precedente) e l’attuale la sig.ra è passata a visita da un altro collega ….
    Perciò mi diceva di esser contenta di avermi ritrovato chè l’altra volta non c’ero io …
    Ed il motivo della contentezza è Lei è tanto preciso

  2. …non t’illudere, a me aveva detto: meno male che non ho trovato il dottore dell’ultima volta, quello che quando parla un si capisce nulla!

  3. fra un lieve ed elegante accento fiorentino ed un marcato accento borbonico-campano….ce ne corre! 😛

  4. x campanocampanilismo,oserei dire,che il borbonico,sopratutto con la evve un po cosi,fa tanto chic!

    (questa sera ho l’ego esuberante)

    😉

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *

prenotazione