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LA VISITA

Giovanni Manetti è appena rientrato da un lungo e stressante viaggio che lo ha visto impegnato prima a New York quindi a Londra. Ciò nonostante, cordiale e disponibile come suo solito, non rinuncia a guidarci personalmente nella visita della splendida tenuta di famiglia.
La prima tappa è ai vigneti. Le abbondanti piogge dei giorni precedenti non consentono purtroppo di camminar le vigne, ci fermiamo dunque sul viale d'ingresso alla cantina dal quale comunque la vista abbraccia per intero la mitica Conca D'Oro. Storicamente, solo la vallata che da Panzano guarda a sud, verso Castellina, portava questo nome. Oggi il toponimo è invece sinonimo dell'intera area vinicola panzanese ed include anche le limitrofe "conche" che, come sottolinea lo stesso Giovanni, godono egualmente di una splendida esposizione e di terreni ad altissima vocazione. Da Panzano proseguendo in direzione nord si incontrano infatti i vigneti del Castello di Rampolla (la Vigna D'Alceo è però nel cuore della Conca D'Oro "originale", confinante con i possedimenti Case Via di Fontodi), quindi quelli della Massa del simpaticissimo Giampaolo Motta ed ultimi (ma non certo per qualità) i possedimenti di Villa Cafaggio nella zona denominata San Martino.

La "mitica" Conca D'Oro con i vigneti del Flaccianello immediatamente sotto la Pieve di San Leonino; sullo sfondo l'abitato di Panzano in Chianti

 
Nonostante i 400 metri di altitudine (sul campanile della parrocchiale di Panzano si sfiorano i 600) l'estate in queste zone è generalmente calda, caratterizzata però da una forte escursione termica notturna che molto giova al patrimonio aromatico delle uve. L'aria è spesso mossa dal vento il quale, asciugando in breve l'umidità mattutina, limita la formazione di muffe sulle uve. Il galestro costituisce la tipologia prevalente di terreno, non è raro infatti vedere le pietre eliminate a fatica dal suolo utilizzate per costruire dei muretti a secco per il terrazzamento delle vigne. A differenza delle Langhe (per non parlare ad esempio della Valtellina) qui i pendii delle colline sono molto più dolci ed è talvolta necessario dare pendenza ai vigneti per evitare il ristagno dell'acqua. Se infatti i terreni più umidi garantiscono solitamente una maggior produzione, la qualità delle uve diminuisce esponenzialmente con l'aumentare della resa per ceppo.
 
I soci sul viale d'ingresso alla villa seguono attenti Giovanni Manetti che insegna loro la geografia della Conca D'Oro.
 
Il vigneto del Flaccianello, tutto a sangiovese, è una delle più vecchie proprietà di Fontodi. L'appezzamento si trova proprio sotto la villa padronale, non lontano dalla Pieve di San Leonino, la suggestiva chiesetta medioevale citata in etichetta. L'esposizione del vigneto è particolare. Si tratta di un sud-ovest con il sole che arriva in vigna molto presto la mattina per abbandonarla solo al tramonto. I ceppi per ettaro sono poco più di 3.000 con una età media di oltre 30 anni: anche per questo motivo le rese sono estremamente basse. In vendemmia si effettua solitamente un primo passaggio per selezionare i grappoli migliori da utilizzare per il Flaccianello. In annate favorevoli quasi tutta l'uva del vigneto viene utilizzata per il cru, nelle peggiori (per fare un esempio, la 91) la selezione è impietosa ed il numero di bottiglie prodotte si assottiglia notevolmente. In concomitanza di alcune vendemmie particolarmente disgraziate si è addirittura deciso di non produrre Flaccianello (ad esempio nell'84 e nell'89).
 
L'ingresso della nuovissima cantina Fontodi.
 
Risalendo verso le cantine, Giovanni ci spiega che a Fontodi le basi e la volontà per produrre ogni anno un gran Flaccianello non mancano mai. Purtroppo (o per fortuna, a seconda dei punti di vista) l'uomo non è ancora capace di governare il clima per cui ogni annata è frutto dei capricci di madre natura. Le nuove cantine di Fontodi rappresentano quanto di più tecnologicamente avanzato un'azienda vinicola possa oggi disporre. Al piano fuori terra sono ospitati i serbatoi in acciaio inox a temperatura controllata nei quali avviene la fermentazione e la macerazione delle uve. La particolarità di questi contenitori è costituita da due bracci meccanici posti sulla copertura che durante la fase di vinificazione spingono, come dei pistoni, il cappello di vinacce (le bucce) nel liquido sottostante (il mosto). Questo sistema, comunemente chiamato di follatura , assicura un maggior contatto tra le bucce ed il mosto che, per effetto del diverso peso specifico, tendono a separarsi (le bucce in alto a formare il "cappello", il liquido sotto). Le bucce contengono infatti una notevole quantità di sostanze "nobili" per il vino, ad iniziare dal tannino e da tutte le altre sostanze coloranti. Rispetto ai metodi tradizionali di rimontaggio (attraverso l'uso di pompe si preleva liquido dal basso per bagnare dall'alto le bucce) è stato ampiamente dimostrato come questo sistema offra risultati di gran lunga migliori nell'estrazione (cioè la cessione dalla buccia al mosto) delle suddette sostanze.
 
Le vasche in acciaio inox. Realtà o fantascienza? Astronave o Cantina? Da notare nella parte superiore il nuovo sistema per la follatura delle uve costituito da due bracci saliscendi.
 
Se il piano terra è dominato dall'acciaio, il piano interrato segna invece l'assoluto trionfo del legno. Oltre 1000 barrique ordinatamente allineate accolgono il vino dopo le prime fasi di vinificazione in inox. Per il Flaccianello attualmente Giovanni usa solo legni nuovi, ovvero barrique di primo passaggio in rovere francese a media tostatura delle più prestigiose marche. In virtù di ciò si sono accorciati i tempi della permanenza in legno da 18 a circa 12 mesi. Altra peculiarità, la metà del vino svolge la malolattica in barrique, l'altra metà in acciaio prima di finire anch'esso nelle botti piccole. Segue il meticoloso assaggio di tutte le partite per ricavare la massa da avviare l'imbottigliamento. Prima di finire in commercio il Flaccianello completa la sua maturazione con un affinamento di 8/12 mesi in bottiglia in appositi locali climatizzati.
 
Alcune delle circa 1000 barrique ospitate nei sotterranei della cantina.
 
Dopo tanta teoria è finalmente giunta l'ora di passare alla pratica, ovvero alla degustazione. Sei mitiche annate di Flaccianello attendono i nostri soci. A Giovanni Manetti ed a tutta l'azienda Fontodi il nostro ringraziamento per la squisita ospitalità e per il nobile gesto di solidarietà di cui si sono resi protagonisti. Giovanni non ha infatti preteso alcunché a rimborso delle introvabili bottiglie in degustazione destinando l'intero ricavato dell'iniziativa (i contributi versati dai nostri soci) in beneficenza. Con enorme piacere la nostra condotta ha pertanto girato l'incasso al centro di accoglienza per anziani Montedomini di Firenze, struttura per la quale già in passato abbiamo avuto l'onore di raccogliere fondi.
Foto e testi: Daniele Bartolozzi.

 

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